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Data-driven manufacturing: il dato come quarto fattore produttivo per aumentare margini, efficienza e resilienza

Scritto da Qualitas | Feb 6, 2026 9:16:55 AM

Nel manifatturiero il dato è passato da “sottoprodotto dei processi” ad asset strategico: nel paradigma del data-driven manufacturing è, a tutti gli effetti, il quarto fattore produttivo accanto a materie prime,lavoro e capitale, come sottolinea il professor Marco Taisch, Professore Ordinario al Politecnico di Milano, dove insegna Sustainable Manufacturing, Digital Manufacturing e Operations Management.

 

INDICE:

  1. Cos’è il data-driven manufacturing e perché conta
  2. Dal fiuto alla strumentazione di bordo
  3. Il dato come quarto fattore produttivo
  4. I tre grandi driver del data-driven manufacturing
  5. I livelli di maturità dell’analisi dati in fabbrica
  6. Tecnologia, occupazione e competenze nel data-driven manufacturing
  7. FAQ sul data-driven manufacturing
    • Che cosa si intende per data-driven manufacturing?
    • Perché il dato è considerato il quarto fattore produttivo?
    • Come può iniziare un’azienda verso il data-driven manufacturing? 

Cos’è il data-driven manufacturing e perché conta

Il data-driven manufacturing è un modello di fabbrica in cui le decisioni operative e strategiche vengono guidate da dati continui e affidabili lungo l’intero ciclo produttivo: dalla pianificazione alla logistica, dalla manutenzione alla qualità. Non si tratta solo di “avere sensori”, ma di trasformare dati eterogenei (macchine, supply chain, clienti) in insight azionabili che migliorano produttività, redditività e resilienza.

In questo scenario, il professor Marco Taisch propone di riconoscere il dato come quarto fattore produttivo: senza informazione utilizzabile, i tre fattori classici non esprimono più il loro pieno potenziale in un contesto globale complesso. La vera competizione non è più solo su chi ha più impianti, ma su chi sa estrarre più valore dai dati che attraversano fabbrica e filiera.

Dal fiuto alla strumentazione di bordo 

Per decenni l’industria manifatturiera ha retto su intuito, esperienza e decisioni “di pancia” degli imprenditori, in mercati relativamente stabili e poco turbolenti. Oggi, con catene di fornitura globali, domanda volatile e pressione sui prezzi, questo modello non è più sufficiente: serve un salto verso un approccio data-driven, sistematico e misurabile.

Il decision maker industriale non può più basarsi solo sull’esperienza: ha bisogno di indicatori aggiornati su macchine, qualità, energia, forniture e ordini per decidere in fretta e con meno rischio.

Il dato come quarto fattore produttivo

La teoria economica classica individua tre fattori produttivi: materie prime, lavoro e capitale fisico. Nello scenario del data-driven manufacturing, il professor Marco Taisch propone di elevarne uno nuovo: il dato come quarto fattore produttivo, al pari degli altri tre.

Questo si traduce in tre implicazioni concrete:

    • Il dato diventa risorsa produttiva
      Non è solo un by-product dei processi, ma una risorsa che entra in modo strutturale nella funzione di produzione, aumentando efficienza, qualità e velocità decisionale.
    • La produttività del dato va misurata
      Oltre a misurare l’output per ora-uomo o per ora-macchina, le imprese devono iniziare a chiedersi quanto valore genera ogni “pacchetto” di dati raccolti e trattati (in termini di tempi risparmiati, scarti ridotti, fermate evitate).
    • Il vantaggio competitivo si sposta sull’uso dei dati
      Le tecnologie (IoT, cloud, AI) sono sempre più accessibili; la vera differenza la fa la capacità di tradurre dato in decisioni e automatismi che migliorano P&L e posizione di mercato.

Studi recenti mostrano che le aziende manifatturiere che adottano un approccio data-driven registrano aumenti significativi di produttività e competitività, soprattutto nei settori medium e high-tech.

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I tre grandi driver del data-driven manufacturing

Tre forze esterne rendono il data-driven manufacturing una scelta quasi obbligata.

1. Sostenibilità misurabile

Una nuova generazione di consumatori “nativi sostenibili”chiede trasparenza su impatti ambientali, ciclo di vita dei prodotti e modalità di produzione. Per rispondere, la fabbrica deve misurare in modo granulare indicatori come consumi energetici per lotto, emissioni legate ai diversi step produttivi, origine delle materie prime, utilizzo di fonti rinnovabili.

In quest’ottica il dato non è solo compliance normativa, ma abilitatore di business: consente di costruire certificazioni, etichette e storytelling verificabile che influenzano le scelte d’acquisto. Nel data-driven manufacturing, sostenibilità e dato diventano così driver economici al pari di costo e qualità.

2. Iper-personalizzazione a scala industriale

La domanda si sposta verso prodotti sempre più personalizzati: configurazioni su misura, varianti continue, micro-lotti con caratteristiche specifiche. Per rendere sostenibile questa iper-personalizzazione, la fabbrica deve essere in grado di tracciare ordini, componenti, ricette di processo e controlli qualità a livello di singolo pezzo o lotto.

Il data-driven manufacturing abilita:

    • configurazioni automatiche delle linee in base all’ordine cliente;
    • tracciabilità end-to-end per ogni codice univoco;
    • analisi redditività per configurazione, e non solo per famiglia prodotto.

Senza un’architettura dati solida, la complessità esplode e i costi di gestione della varietà mangiano i margini.

3. Logistica e supply chain in continua tensione

Porti congestinati, tensioni geopolitiche e forniture instabili rendono la supply chain il vero collo di bottiglia competitivo. Il data-driven manufacturing integra dati di produzione con informazioni su fornitori, lead time, livelli di stock e spedizioni per anticipare criticità e simulare scenari alternativi.

In pratica, questo significa:

    • forecast di domanda più accurati;
    • piani di produzione dinamici, adattati in base a disponibilità reali;
    • riduzione di stock-out e overstock grazie a modelli predittivi.

In un mondo in cui il tempo è la risorsa più scarsa, il dato diventa l’unico modo per “comprare tempo” in anticipo.

 

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I livelli di maturità dell’analisi dati in fabbrica

Nel data-driven manufacturing non basta raccogliere dati: conta salire di livello analitico.

    • Analitica descrittiva: cosa sta succedendo
      È il primo step: monitorare OEE, scarti, consumo energia, tempi di set-up per linea, turno, prodotto, con dashboard aggiornate in tempo quasi reale. Il valore nasce quando si scende dal numero aggregato al dettaglio per macchina, turno o lotto, così da capire dove intervenire.
    • Analitica diagnostica: perché succede
      Qui si combinano dati di processo, sensori, manutenzione e qualità per identificare cause profonde di fermi, scarti, ritardi. Questo approccio rende più sistematiche le logiche tipiche del Lean Manufacturing, supportandole con evidenze quantitative.
    • Analitica predittiva e prescrittiva: cosa succederà e cosa fare
      Grazie ad AI e machine learning, la fabbrica passa a prevedere guasti, variazioni di domanda, derive di processo e suggerire (o attuare automaticamente) le azioni correttive migliori. A questo stadio il dato diventa “attivo”: non racconta più solo il passato, ma modella il futuro della produzione, dall’ottimizzazione dei parametri macchina alla pianificazione della manutenzione.

Un caso frequente nel data-driven manufacturing è la manutenzione predittiva: l’analisi delle serie temporali dei sensori permette di individuare pattern anomali e programmare interventi prima del guasto, riducendo downtime e costi.

Tecnologia, occupazione e competenze nel data-driven manufacturing

Un timore diffuso è che più dati, automazione e AI equivalgano a meno lavoro per le persone. In realtà, i Paesi con il più alto tasso di robot industriali per addetto, come Germania e Corea del Sud, mostrano alcuni dei tassi di disoccupazione più bassi, indicando che tecnologia e occupazione possono crescere insieme.

Nel data-driven manufacturing, l’aumento di produttività legato al dato consente di ridurre costi unitari, diventare più competitivi, espandere mercati e, di conseguenza, creare nuova domanda di lavoro, soprattutto qualificato. Il vero vincolo non è la tecnologia, ma la disponibilità di ruoli in grado di leggere dashboard, usare piattaforme dati, collaborare con sistemi di AI e robotica: data engineer, data analyst di produzione, manutentori digitali, planner di supply chain data-driven.

In quest’ottica, l’investimento in formazione continua, change management e cultura dei dati è il complemento indispensabile agli investimenti in tecnologie 4.0. Senza persone capaci di interpretare e utilizzare il dato, il quarto fattore produttivo resta potenziale inespresso.

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FAQ sul data-driven manufacturing

Che cosa si intende per data-driven manufacturing?

È un modello di produzione in cui dati provenienti da macchine, processi, supply chain e clienti guidano le decisioni operative e strategiche, con obiettivi di efficienza, qualità e resilienza maggiori.

Perché il dato è considerato il quarto fattore produttivo?

Perché, nel contesto del data-driven manufacturing, il dato abilita e potenzia l’uso di materie prime, lavoro e capitale, diventando una leva produttiva autonoma da gestire e valorizzare.

Come può iniziare un’azienda verso il data-driven manufacturing?

I primi passi tipici sono mappare i dati già disponibili, definire pochi KPI chiari (es. OEE, scarti, consumo energia), costruire dashboard operative esperimentare casi d’uso mirati come manutenzione predittiva o ottimizzazione energetica.

 

 

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